PENSIERI SCIOLTI

Quelli che seguono ho voluto definirli “pensieri sciolti”, non legati, cioè ai miei dipinti ma dai quali, in qualche modo e senz’altro, molti dipinti sono stati condizionati e suggeriti. A volte i dipinti stessi hanno partorito e generato pensieri, senza che io ne avessi piena coscienza fino al momento in cui le immagini delle tele si sono fuse alle parole nella mia testa ed io ho capito. Ho capito che la mia vita è stata sempre permeata di colori e parole, scaturiti dalle vibrazioni che i miei sentimenti più intimi mi regalano o mi impongono, senza che io abbia mai potuto sottrarmi alla forza, mai priva di dolore e travaglio, che mi ha sempre spinto a lasciare un segno, sulla carta o sulla tela, del mio vissuto, una traccia del mio passaggio attraverso l’anima degli altri e del loro attraverso la mia.

PER SEMPRE NEI TUOI OCCHI

Lungo il tuo profilo
s’incamminarono i miei pensieri
prima ancora ch’io sapessi
chi fossi,
mentre, incantato,
perdevo nella mente il filo
di vecchi e falsi desideri
prima ancora che tu sapessi
chi fossi.
Sovrapposi
un’alba ad un tramonto
e la inchiodai sull’orizzonte
della mia vita
nell’attimo in cui
mi promettevi la tua,
e mentre, inavvertitamente,
cadevo per sempre nei tuoi occhi,
frammenti di ghiaccio
sciogliesti per sempre nei miei.
Lungo il tuo profilo
m’incammino
seguendo i miei pensieri
e il desiderio
di incontrarti ancora.


L’ATTESA

Non so più da quanto tempo mi manchi,
da quanti giorni di te non rimane, nella mia mente,
che una sequenza d’immagini che, velocemente,
si ripetono insieme a pensieri stanchi.

Immagini di te, di tanto tempo fa, si esibiscono,
nello spazio di un attimo, in una dettagliata proiezione
silenziosa, sullo schermo della mia emozione,
e ricominciano sempre, clonandosi, e non finiscono.

Non so cosa succeda ai miei sensi esasperati
mentre m’interrogo sull’assurdo rimpianto
dell’ultima carezza dolce, la prima nota di un canto
che ti trova lontana, oltre mille baci sognati.

Scende la notte sulla mia tristezza irrequieta,
una notte densa di eccitazione sprecata ed evaporata
attraverso un sudore amaro, un’attesa vetrificata
in una veglia spossante e irriducibile che m’inquieta,

che lacera il velo, già esiguo, della mia pazienza
in brandelli di rabbia e mute urla di rancore.
Il Tempo tira lento il carro delle ore,
bruca i minuti con la sua immemore efficienza,

e mi lascia il tempo di evocare antichi e fetidi fantasmi
che si affacciano dalla tua assenza sul mio cuore
e che mi parlano di un buco nell’amore
che mi manca, dei suoi effimeri orgasmi.

In questo marasma di emozioni, non so quando tornerai,
né da dove, né per quanto, prima di dissolverti
in un’altra dimensione che ancora dovrò concederti
per tornare a chiedermi, e non sapere, quando tornerai.

Ma la vita, nelle squallide contraddizioni della sua parata,
cela il seme di una logica lucida e inconfutabile
che mi porta, prima di morire, all’attimo ineluttabile
in cui saprò quante volte te ne sei andata e se mai sei tornata.

Per ora, torna un’altra notte
che tutto il resto inghiotte.


NOTTE DI MARZO

Se rinascessi,
sarebbe in una notte di primavera
gremita di grilli,
sotto milioni di stelle
appuntate sul velluto nero
di un cielo incantato.
Rinascerei colore
e mi vestirei d’aurora
per venirti a svegliare.

Ti racconterei
di tutte le vite che ho vissuto con te,
di tutte le volte in cui,
nascendo,
non aspettavo che di morire
per poterti incontrare ancora,
anche se in un ricordo soltanto.

Ti direi
che il ricordo m’ha fatto morire di nostalgia
per farmi rinascere
e tornare ad avvolgere il tuo cuore,
prima di un’altra vita ancora.

Ti sveglierei
per raccontarti di tutte le vite in cui
mi sono addormentato con te,
avvinghiato al tuo respiro
che diventava il mio,
avvinghiato al battito del tuo cuore
che scandiva il tempo della mia gioia,
e leniva quello del mio dolore.

Ti racconterei
della vita che ancora mi manca con te
e che più delle altre vorrei,
la vita in cui
avvinghiato alle tue paure,
le soffocherei per sempre.

Se rinascessi,
avvolto in una notte di marzo,
trafitto da milioni di stelle,
aspetterei
che i primi bagliori dei tuoi occhi
mi sciogliessero la brina sul viso,
mi spogliassero dal brivido dell’angoscia
che mi si annida nell’anima,
quando non ci sei.

In questo moto continuo e perpetuo
dei miei pensieri,
in questo ingranaggio ritmico e ciclico
che rinnova la vita e la morte
in uno spazio e in un tempo illimitati,
scorgo, forse, il senso dell’eternità
e sicuramente trovo il senso
di questo mio amore per te.


I COLORI E LE PAROLE

Polverosi,
sulla tavolozza della mia vita,
i colori e le parole,
incrostati di vicine e improbabili fughe,
s’asciugherebbero,
perdendo il ricordo di ombrosi e umidi desideri
se, con le dita,
non dipingessi te.
Ma lento è il lavoro,
elaborata la voglia
e infinita la pazienza.
Dipingere con le parole i tuoi colori
e quelli delle parole che non dici
è rischiare di fallire
e di annegare nella speranza di riuscirci.
Dipingere
i chiaroscuri dei tuoi pensieri, nascosti
dietro multicolori veli
di comprensioni e rimpianti,
è il sogno che rimane in bilico
tra la ragione e la passione.
Fondere,
sul confine esiguo di una normalità surreale,
i colpi di luce della tua eccitazione
alle ombre cariche e nere delle tue paure
è rischiare di cadere
da una parola
in un universo di inflessioni e toni sconosciuti
che aspettano in agguato
il mio stupore
per farne brandelli di disperazione.
Dipingerti con le parole
è rischiare d’impazzire
nel tentativo delicato e fragile
di comprimere in un verbo
una tempesta di emozioni
che nemmeno un urlo conterrebbe.
Dipingere con le parole
questo amore
è eccitante e sfibrante
nel processo inverso
che, dalla sfumatura di ogni attimo,
virtuosa e meticolosa,
surreale e iperreale,
vuole arrivare fino a te,
reale e vitale
che ti fai ombroso e umido desiderio
sulla tavolozza della mia vita,
a ravvivare,
senza pudore,
i colori e le parole.


LA LUNA PROIBITA

Reca i segni di una maledizione
tutto questo muoversi per fare,
tutto questo masochistico disfare
solo per morire e rimorire in continuazione.
Reca i segni di una vita subita
tutto questo
passivo assistere agli eventi,
barattando i desideri
con piccole realtà inconcludenti,
mentre la luna è sempre più lontana,
sempre più proibita.
Come viaggiatori
annoiati e stanchi,
i sogni più antichi
s’affacciano agli occhi
per guardare il tempo
che tramuta in lentissimi rintocchi
tutte le atroci banalità
di un mondo di saltimbanchi.


PIOVE

Piove forte e fitto,
dentro di me
un dolore che clona il dolore.
E quel pomeriggio d’estate,
che mi strappò la vita
dalla vita,
clona se stesso
in ogni mio pensiero
e gioca a ridere forte di me
e della mia pochezza,
del mio enorme buco nel cuore
che, da allora,
batte solo a metà.
E, da allora,
è sempre pomeriggio,
è sempre estate,
è sempre niente…
dove niente è più uguale a niente,
nemmeno io.


CARTE FALSE

Disperato è il gioco,
senza né vinti, né vincitori,
sotto il cielo
che abbraccia un punto nel cielo,
un neo sulla faccia dell’infinito.
La mia faccia
diventa solo un segno sul muro,
un graffito incomprensibile
sulla superficie della vita.
Disperato è il gioco
che m’inchioda al tavolo dei mille nessuno
mentre tengo le carte
e faccio carte false per dormire,
per cancellare ancora un giorno,
per rammendare l’ennesimo buco
in questo stupido calzino di vita.
Intanto si fa Natale,
si fa giorno e notte e neve
e buio in fondo agli occhi,
dove l’eco di un’immagine
esplode e vola via,
insieme al tappo di uno spumante,
per andare a sfiorare la bocca di un dubbio.
Mezzanotte viene
insieme alle sue sorelle acide e banali,
complici dei miei silenzi veri,
nemiche dei miei respiri affannosi,
indifferenti alle canzoni dolcissime
che, in mezzo al cuore, ballo da solo.
Intanto
mezzanotte va
e i bambini non si addormentano
e, gli occhi aperti puntati nel buio,
aspettano domani,
come me,
per scartare i doni sotto l’albero,
come me,
per scartare la mia vita vera
chiusa in un sacco di bugie.


PIGIAMI A ROVESCIO

Gialle campagne trapunte di rosso,
spalmate di sole
e baciate da fiori imprevisti.
Improvvise risate
assalgono e mordono la mia memoria,
accarezzandola e offendendola
come in un amplesso
che provenga dall’eternità,
dove le cose non finiscono
ma si trasformano.
Azzurre mattine
sbadigliate e profumate di caffè,
fatte di pigiami a rovescio
e voci rauche.
Immagini e suoni inconfondibili
che mi raggiungono
dalle impensabili profondità del mio sangue
che si mescola alla vita
di qualcuno che mi appartiene,
dando vita e motivo alla vita stessa,
e il motivo
è quello di una canzone
iniziata da sempre.
Il latrato appena percepito
di un cane lontano
è il presagio,
appena percepito,
della stonatura che ci sarà,
della canzone che cambierà,
che si trasformerà
in un lamento lento,
spento dal vento
che sfalda il piacere
e lascia il dolore
a gonfiarmi il cuore.
Nere notti a stelle spente
ingoiano
i colori e gli amori,
rigurgitano
pensieri come insetti immondi,
ritagliano
un mio antico sorriso per te
e lo proiettano
contro una luna opaca.
Immobile
come la foto che guardo,
divento di gesso
e, dai miei occhi di vetro,
fìondo la mia anima
a cercare la tua,
tramutata, per caso,
in profumo di mare
o in azzurra aurora gremita di stelle.


ESTENUANTI ATTESE

Estenuanti attese
m’invadono la notte e me la rubano
mentre la cerco
e mi perdo tra le solite frasi,
e mi ritrovo a vivere
in quelle appena sussurrate
o solo pensate
che aspettano,
intirizzite nel freddo di un’altra notte,
che arrivi il sole.

Ma quanto sole ci vorrà
per sciogliere il sale,
i nodi allo stomaco,
gli aghi nelle tempie ?

Estranei fruscii
di lenzuola
strappano il silenzio,
strappano la mia anima
in una miriade di coriandoli,
come nel più festoso dei Carnevali,
dove maschere variopinte
e risate di carta
confondono il mio volto con quello degli altri,
col niente.

Estenuanti attese
si danno appuntamento nel mio letto,
sotto il mio cuscino
e mi frugano nel cuore,
ora fermandone qualche battito,
ora scandendone il ritmo frenetico.
Mi stringo forte ad un sogno
e nei miei occhi, spalancati nel buio,
si specchiano
caldissimi laghi di cioccolato
e bagliori dorati,
mentre, da remote distanze,
ritorna un mio vecchio sorriso
a disegnarmi le labbra.

Resto immobile
e senza respiro
sotto una pioggia di pensieri
che m’impregna,
e i miei pori si schiudono
per dissetarsene.

Lentamente, impercettibilmente,
la notte si scioglie
e la luce ricompone,
quasi evocandoli dal nulla,
forme e colori
e mi avvicina,
senza cattiverie e ricatti,
ad un attimo
che ha tutto il sapore di una vita
e ancora.


MILLE NOTE

Cerco affannosamente
di tirarmi dietro questo sconosciuto me stesso
senza di te,
mentre quattro note bellissime,
scappate via dal canto
appassionato di un pazzo,
mi trafiggono le mani
che non dipingono più
perché non c’è niente da dipingere,
se non ci sei tu.
Cerco
lungo le strade che percorro
quella che mi porterà da te
ed ecco che forse,
dietro l’angolo…,
ma dietro l’angolo qualcuno mi cerca,
e, maledizione, non sei mai tu.
Le note che mi assalgono
adesso sono mille
e sono scappate dal canto di mille folli,
dal canto dei loro meravigliosi,
infiniti e irrealizzati amori,
e vengono a cercarmi per uccidermi ancora una volta,
con la loro dolcissima melodia
che parla solo di te e di noi
in un mondo distante un passo appena,
ma oltre il vetro del compromesso.
Mille note,
che ti invio
delicatamente e gelosamente avvolte
nel più caldo dei miei pensieri
che sarà sempre quello che tu vorrai;
il mio pensiero
lo divorerai perché appartenga solo a te,
mentre di quelle note ti vestirai
per aspettarmi dietro l’angolo
che prima o poi svolterò,
per incontrarti ancora
e per scoprire
che quelle note
sono il suono della tua voce
quando mi dice che la tua vita
e la mia
sono soltanto una cosa.


ANCORA UNA VOLTA

Attendo che il mondo si ricomponga,
con impazienza.
Attendo che la vita smetta di sfuggirmi dalle mani
e dagli occhi
mentre ancora brandelli della mia esistenza
si perdono
rincorrendo quelle vecchie canzoni
che non ascolterò più,
e svaniscono
insieme al profumo dei fiori,
al fumo dei ceri,
all’inconsistenza di una fotografia.
Ma io attendo,
che la vita rifluisca in me,
come un fiume a lungo arginato
da indicibili disperazioni,
e che straripi di risate che non soffochino i ricordi
ma li comprendano
ed evitino che impallidiscano
intrisi di malinconia e dolore.
Attendo te, quindi.
Ancora una volta,
rientrando dalla peggiore delle tempeste,
nàufrago sulla spiaggia dorata della tua pelle,
sperando che la mia vita,
ancora una volta,
si ridesti tra le tue mani
e possa ancora dissetarsi dei tuoi sguardi più caldi.
Ho voglia di te
senza vergogna e senza pudore
e dentro di te,
che sei la mia vita,
ritroverò la vita
e l’immenso dolore che mi opprime
e che nascondo dietro laceri veli di impassibilità,
si sopirà
come tizzone ardente sotto la cenere
dell’ineluttabilità.