Non so più da quanto tempo mi manchi,
da quanti giorni di te non rimane, nella mia mente,
che una sequenza d'immagini che, velocemente,
si ripetono insieme a pensieri stanchi.
Immagini di te, di tanto tempo fa, si esibiscono,
nello spazio di un attimo, in una dettagliata proiezione
silenziosa, sullo schermo della mia emozione,
e ricominciano sempre, clonandosi, e non finiscono.
Non so cosa succeda ai miei sensi esasperati
mentre m'interrogo sull'assurdo rimpianto
dell'ultima carezza dolce, la prima nota di un canto
che ti trova lontana, oltre mille baci sognati.
Scende la notte sulla mia tristezza irrequieta,
una notte densa di eccitazione sprecata ed evaporata
attraverso un sudore amaro, un'attesa vetrificata
in una veglia spossante e irriducibile che m'inquieta,
che lacera il velo, già esiguo, della mia pazienza
in brandelli di rabbia e mute urla di rancore.
Il Tempo tira lento il carro delle ore,
bruca i minuti con la sua immemore efficienza,
e mi lascia il tempo di evocare antichi e fetidi fantasmi
che si affacciano dalla tua assenza sul mio cuore
e che mi parlano di un buco nell'amore
che mi manca, dei suoi effimeri orgasmi.
In questo marasma di emozioni, non so quando tornerai,
né da dove, né per quanto, prima di dissolverti
in un'altra dimensione che ancora dovrò concederti
per tornare a chiedermi, e non sapere, quando tornerai.
Ma la vita, nelle squallide contraddizioni della sua parata,
cela il seme di una logica lucida e inconfutabile
che mi porta, prima di morire, all'attimo ineluttabile
in cui saprò quante volte te ne sei andata e se mai sei tornata.
Per ora, torna un'altra notte
che tutto il resto inghiotte.